Salta la barra di navigazione e vai direttamente al testo della pagina (collegamento interno alla pagina)

...segue dalla prima pagina

CITTADINANZA ONORARIA A MALALAI JOYA

Era il dicembre 2003. A Kabul era stata convocata la Loya Jirga, il tradizionale gran consiglio afgano, per scrivere la nuova costituzione del Paese. Sotto il grande tendone bianco costruito alla periferia della capitale erano riuniti cinquecento mullah, comandanti mujaheddin, capi tribù e rappresentanti locali provenienti da tutte le province dell'Afghanistan.

 

Tra questi c'era anche una sconosciuta ragazza di 25 anni, Malalai Joya, di Farah, provincia occidentale confinante con l'Iran. Era stata scelta come rappresentante perché lei, assistente sociale, conosceva bene i problemi della sua gente, soprattutto la drammatica condizione delle donne da lei assistite. Stupita per la presenza alla Loya Jirga di tanti famigerati signori della guerra e comandanti fondamentalisti, Malalai prese la parola, cambiando per sempre il corso della sua vita.

 

“Il mio nome è Malalai Joya della provincia di Farah”, disse Malalai. “ Con il permesso degli stimati presenti, in nome di Dio e dei martiri caduti sul sentiero della libertà, vorrei parlare un paio di minuti. Ho una critica da fare ai miei compatrioti, ovvero chiedere loro perché permettono che la legittimità e la legalità di questa Loya Jirga vengano messe in questione dalla presenza dei felloni che hanno ridotto il nostro Paese in questo stato. (...) Essi sono coloro che hanno trasformato il nostro Paese nel fulcro di guerre nazionali ed internazionali. Nella nostra società sono le persone più contrarie alle donne, e quello che volevano... (clamori, si interrompe). Sono coloro che hanno portato il nostro Paese a questo punto, e intendono continuare nella loro azione. Credo sia un errore dare un'altra possibilità a coloro che hanno già dato tale prova di sé. Dovrebbero essere portati davanti a tribunali nazionali e internazionali. Se pure potrà perdonarli il nostro popolo, il nostro popolo afgano dai piedi scalzi, la nostra storia non li perdonerà mai”.

 

Si scatenò il putiferio. Il presidente della Loya Jirga, Mojadedi, le tolse la parola, mentre dalla platea si alzarono grida e insulti contro Malalai per aver infangato la reputazione della “gente della jihad”, e richieste di espellerla per “impertinenza”. Alla fine Mojadedi ordinò a Malalai di chiedere pubblicamente scusa e ritrattare le sue parole. Ma lei non lo fece, scatenando l'ira delle barbe lunghe, che iniziarono a urlare di tutto: “infedele”, “prostituta”, “comunista”.

 

Solo l'intervento di altre delegate donne evitò la sua espulsione. Ma non evitarono le minacce di morte che da quel giorno iniziarono a scandire la vita di questa giovane e impavida donna afgana che, invece di ritirarsi nell'anonimato, ha deciso di continuare la sua battaglia contro i signori della guerra con le sue denunce pubbliche.

 

Fino alla decisione più coraggiosa: candidarsi alle elezioni parlamentari. Una decisione che la sua gente ha premiato con 7.813 voti, assegnandole uno dei 249 seggi del futuro parlamento afghano.

 

Queste parole, tratte dal sito internet di “Peace reporter” ben delineano la figura di Malalai Joya che lunedì 8 ottobre riceverà dal Consiglio Comunale, la cittadinanza onoraria della città di Montevarchi.

 

Nel tempo il suo impegno non è cambiato, tanto che oggi la deputata afgana è stata sospesa dal parlamento del suo paese dominato dai signori della guerra. Chiare sono le motivazione per le quali il Consiglio Comunale di Montevarchi ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria a Malalaj Ioja:

 

- per il suo impegno sociale in favore dei diritti umani di tutti, ed in particolare di donne e bambini;

 

- per essersi battuta con la stessa determinazione contro i talebani e contro i criminali di guerra,


Eventi a Montevarchi