
La drammatica crisi mondiale che ha investito il mercato finanziario internazionale si sta riflettendo sull'economia reale, anche nella nostra Regione e nel nostro Valdarno.
Secondo un recente studio pubblicato dall'Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica) nel 2008 la Toscana ha perso o sta perdendo qualcosa come 3.020 posti di lavoro, mentre nel 2009 ne perderà addirittura 5.060. In tutto, quindi, più di 8.000 persone.
La crescente disoccupazione, secondo l'Irpet, colpirà quasi esclusivamente l'industria.
E tra i settori industriali più investiti vi sono alcuni comparti strategici per la nostra vallata, come quelli della moda e della meccanica.
Inoltre l'indebitamento delle nostre famiglie sta raggiungendo livelli impensabili pochi anni fa, favorito dalla deprecabile tendenza, sempre più radicata anche in Valdarno, a comprare tutto a rate.
Quelli che non riescono più a far fronte ai debiti rischiano di cadere nelle mani dell'usura.
Tutto questo si riflette sui consumi e sulle attività commerciali, che denunciano una flessione.
Secondo i dati diffusi dall'Ascom di Arezzo nel solo periodo Gennaio-Settembre 2008 vi è stata una riduzione dei consumi del 3,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
“A fronte di questa grave situazione economica il Comune, che è il livello istituzionale più vicino al cittadino e quindi viene percepito come il principale interlocutore, dovrebbe essere messo nelle condizioni migliori per far fronte all'emergenza e per rispondere ai nuovi bisogni – interviene il Sindaco di Montevarchi Giorgio Valentini - Invece il contesto economico-finanziario in cui operano gli Enti locali, già precario, si aggrava rispetto agli scorsi anni. Personalmente ho più volte sottolineato come, in materia di finanza e fiscalità locale, vi sia la necessità di attuare un vero principio di perequazione attraverso un nuovo trasferimento di risorse in base alla capacità reddituali dei residenti sul territorio”.
Il tanto sbandierato Federalismo fiscale, per ora, rimane solo un pezzetto di carta riempito di buoni principi: “Abbiamo assistito con l'abolizione dell'Ici sulla prima casa voluto dal Governo Prodi prima (parziale) e da quello Berlusconi poi, alla riproposizione di un neo “centralismo” che impone le proprie scelte e le proprie decisioni a danno degli Enti locali, in particolare dei Comuni – continua Giorgio Valentini - Concordo, quindi, con il giudizio espresso dal sindaco di Ancona Fabio Sturani, vicepresidente dell'Anci: l'abolizione dell'Ici sulla prima casa “non va né nel senso dell'autonomia finanziaria, né in quello della responsabilità territoriale”.
Nel frattempo i Comuni vengono sempre più sacrificati dal Governo, anche con la manovra estiva triennale propedeutica alla Finanziaria 2009, sull'altare del risanamento dei conti pubblici, tanto che l'Anci ha stimato, per il 2009, un taglio complessivo di risorse pari ad un miliardo e 340 milioni di euro. In aggiunta si prevedono una serie di riduzioni di alcuni fondi destinati per le politiche giovanili, sociali, per l'edilizia scolastica, per il trasporto pubblico (37 milioni), per lo spettacolo, senza dimenticare la riduzione del fondo ordinario.
“Occorre anche sottolineare che il Governo, insieme all'abolizione dell'Ici, ha di fatto congelato le entrate tributarie per il prossimo triennio, con esclusione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti, causando il blocco sostanziale delle entrate comunali ed il contenimento della spesa pubblica locale, con pesanti effetti sul livello delle prestazioni dei servizi essenziali erogati – spiega il primo cittadino di Montevarchi - In questi anni lo Stato, anziché riformarsi, ha scaricato una parte dei suoi costi e delle sue inefficienze sugli Enti locali”.
Le cifre dimostrano che la fascia dei Comuni tra i 15 e i 30 mila abitanti (e quindi anche il nostro comune) è tra quelle maggiormente danneggiate, in quanto ha subito una drastica diminuzione dei trasferimenti statali, nonostante sia tra le più virtuose.
Secondo alcuni studi della Camera dei Deputati in dieci anni, dal 1994 al 2004, i Comuni di quella fascia sono passati da 267 euro pro capite di trasferimenti a 136 euro.
Un dato che sicuramente, con i tagli degli ultimi anni, è diminuito ulteriormente.
Al tempo stesso, se valutiamo un'altra tabella che riguarda la spesa pro capite per il personale, possiamo dire che la fascia dei Comuni tra i 15 ed i 30 mila abitanti risulta tra le più virtuose, essendo scesa, nello stesso arco di tempo, da 204 a 191 euro.
Altre tabelle elaborate dall'Anci sono poi particolarmente interessanti: per quanto riguarda le entrate tributarie più extratributarie in rapporto alla popolazione il Comune di Montevarchi si colloca in una situazione intermedia nei Comuni di maggior peso in Toscana; a fronte di 624 euro ad abitante per il nostro Comune per il bilancio consuntivo 2007 il Comune di Siena si trova a quota a 1.377, quello di Firenze a 1.025, quello di Pisa a 962, Pontedera a 886, Camaiore 873, con Arezzo che, invece, è attestato a quota 537.
In relazione alle spese sociali il nostro Comune è addirittura il secondo in Toscana dopo Empoli con 22,14 Euro pro Capite. A livello nazionale si parla, ormai, di “emergenza bilanci”, con l'Anci che invita i Comuni alla “disobbedienza finanziaria” che si dovrebbe tradurre nella mancata approvazione volontaria dei bilanci di previsione per il 2009 entro la data del 31 dicembre 2008.
“Il Comune di Montevarchi ha però scelto di non “disubbidire” ed è ancora il Sindaco a spiegarne i motivi: “In un contesto in cui ogni anno si assiste, da parte di qualsiasi Governo, al mancato rispetto delle regole, con la scadenza che viene immancabilmente prorogata al 31 marzo, non ci potrebbe essere atto più rivoluzionario di quello che onora le leggi della nostra Repubblica, approvando il Bilancio entro il 31 dicembre – afferma il Sindaco - Sono convinto, oggi più di ieri, che non si possa uscire da questa situazione senza una vera stagione di riforme per gli Enti locali, una nuova Carta per le Autonomie e l'introduzione in tempi brevissimi del Federalismo fiscale. E' necessario favorire un forte processo di innovazione istituzionale attraverso alcuni importanti strumenti di aggregazione (Unioni, Fusioni, Gestioni associate) che rafforzino il ruolo dei Comuni e ne riducano la frammentazione. I Comuni riformati dovranno essere i soggetti primari della rappresentanza di una comunità territoriale. Per questo è fondamentale che i Comuni possano utilizzare la leva fiscale con finalità specifiche. Occorre riordinare l'imposta sugli immobili e, in una visione federale, concedere la libertà ai Comuni di applicare o meno tale imposta; in più, se vogliamo una reale autonomia, è necessaria una compartecipazione più alta all'addizionale Irpef”.
Pierluigi Ermini