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Due nuove sculture donate al museo del Cassero

Si tratta di un marmo di Raffaello Romanelli e di un gesso di Antonio Maraini.
Le ha donate l'antiquario fiorentino Giovanni Pratesi.
Due nuove sculture entrano a far parte della collezione permanente de Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento – Museo Civico di Montevarchi grazie alla donazione del noto antiquario fiorentino Giovanni Pratesi, a lungo Presidente dell’Associazione Antiquari d’Italia e fondatore della Fondazione Giovanni Pratesi con sede a Figline e Incisa Valdarno.

Si tratta di un marmo di Raffaello Romanelli e di un gesso di Antonio Maraini, due importanti scultori attivi tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

Raffaello Romanelli (Firenze,1856-1928),  figlio dello scultore  Pasquale Romanelli studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze seguendo i corsi di Augusto Rivalta ed Emilio Zocchi e prosegue la propria formazione a Roma, grazie ad una borsa di studio.
Lavora aderendo inizialmente al gusto verista e naturalista. Si specializza in ritratti, scene di genere e animali, ma viene richiesto anche per l’esecuzione di opere di genere funerario e celebrativo, come il busto bronzeo da collocare su Ponte Vecchio a Firenze, commissionatogli in occasione del IV centenario dalla nascita di Benvenuto Cellini, il monumento a Donatello nella chiesa di San Lorenzo a Firenze, la statua equestre di Garibaldi a Siena e la statua a cavallo di Carlo Alberto a Roma.
Il ritratto maschile in marmo, nelle collezioni del Museo, realizzato alla fine dell’Ottocento, mostra le doti ritrattistiche dell’artista, attento alla resa dei dettagli, non solo fisici, ma anche relativi all’abbigliamento, permettendo così anche l’identificazione psicologica del personaggio rappresentato.
 
Antonio Maraini (Roma, 1886; Firenze, 1963) affianca gli studi legali alla passione per l’arte, nata anche grazie all’attività di mecenatismo del padre, la cui casa era frequentata da intellettuali e artisti. Segue gli insegnamenti di Pietro Toesca e Adolfo Venturi, frequenta prima lo studio di Bargellini e Prini e, successivamente, tra il 1910 e il 1915, quello di Zanelli, con il quale collabora al «Monumento a Vittorio Emanuele II» a Roma.
La sua opera d’esordio «Perseo», esposta a Bruxelles nel 1910, denota l’iniziale adesione al simbolismo bistolfiano, mentre dopo la Grande Guerra il tono del suo lavoro diventa più intimo  avvicinandosi alla poetica andreottiana. Nel 1924 gli viene dedicata una personale alla Biennale di Venezia.
Dalla seconda metà degli anni Venti realizza importanti opere pubbliche e private come la decorazione dell’«Arengario» di Brescia, del balcone di Palazzo delle Corporazioni a Roma e della porta bronzea della basilica di San Paolo fuori le mura a Roma. Ottiene numerosi e prestigiosi incarichi pubblici, tra cui nel 1928 la nomina a Segretario Generale della Biennale di Venezia, carica che mantiene fino al 1942.
L’opera entrata nella collezione de Il Cassero è l’importante gesso monumentale «Virtus», modello preparatorio per una formella bronzea del portale del Palazzo della Cassa Nazionale delle Assicurazioni Sociali di Milano, progettato dal celebre architetto Marcello Piacentini ed inaugurato il 26 ottobre 1931.