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Giorno del Ricordo, le iniziative a Montevarchi

Venerdì 9 febbraio alle ore 11 presso il Giardino Martiri dell’Istria a Levane commemorazione alla presenza di una rappresentanza della scuola media Francesco Mochi di Levane.
Giovedì 15 febbraio alle ore 17.30 alla Ginestra presentazione del libro scritto da Diego Zandel dal titolo “I testimoni muti” al quale interverrà l’autore del volume.
Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, che si celebra il 10 febbraio di ogni anno. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92 essa commemora le vittime dei massacri delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata.

Il Giorno del ricordo vuole commemorare gli "infoibati" e le altre vittime delle persecuzioni, dei massacri e delle deportazioni occorse in Istria, in Dalmazia o nelle province dell'attuale confine orientale durante l'ultima fase della seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi.

L’Amministrazione Comunale di Montevarchi celebra il Giorno del Ricordo con due iniziative in collaborazione con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

La prima venerdì 9 febbraio alle ore 11 presso il Giardino Martiri dell’Istria a Levane posto nella zona industriale, si svolgerà una commemorazione alla presenza del Sindaco. dei Rappresentanti dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, la partecipazione di una rappresentanza della scuola media Francesco Mochi di Levane, delle Associazioni Combattentistiche e delle autorità civili e militari. 
Durante la celebrazione sarà deposta una corona di alloro alla lapide che ricorda i tragici eventi dei massacri delle foibe.

La seconda giovedì 15 febbraio alle ore 17.30 presso il centro culturale Ginestra Fabbrica della Conoscenza, dove sarà presentato il libro scritto da Diego Zandel dal titolo “I testimoni muti” al quale interverrà l’autore del volume.

Il libro tratta il tema delle foibe, l'esodo giuliano-dalmata, l'esilio, gli odi e i pregiudizi politici.
I ricordi personali dell’autore e la storia s'intrecciano sul filo di una memoria personale che si fa pagina di storia collettiva.
La voce narrante è quella di un bambino nato in un campo profughi, cresciuto in estrema povertà circondato dal silenzio doloroso degli adulti; sarà l'incontro con un uomo, un testimone muto della tragedia a condurlo verso una nuova consapevolezza delle sue radici e della sua storia.
Un libro che non concede sconti e getta uno sguardo scomodo sugli avvenimenti seguiti al 1947 e al Trattato di pace di Parigi, nel tentativo di riannodare un filo spezzato dagli estremismi del secolo scorso dando voce a quanti soffrirono quei drammi, e nella speranza di far conoscere a tutti una materia spesso considerata d'altri.

Diego Zandel nasce nelle Marche, dal momento che la sua famiglia è ospite nel vicino campo profughi di Servigliano, che raccoglie gli esuli italiani dell'IstriaFiume e Dalmazia in fuga dalla Iugoslavia di Tito.
Questa origine avrà poi molta rilevanza nei suoi libri, compresi quelli di genere thriller.
Tutta la produzione narrativa di Zandel appare spesso collegata a esperienze autobiografiche, o a echi e risvolti di tali esperienze, in forma diretta o più lontana, con agganci anche a particolari momenti storici.
Diego Zandel sa intrecciare una storia d'azione a un romanzo di analisi.
Ciò vale un po' per tutti i suoi romanzi, in cui il gusto del mistero, della memoria e dell'avventura s'intrecciano incisivamente agli eventi della piccola e della grande storia.

 
Pierluigi Ermini